Momenti, Giochi e Percorsi.
L’arte di Giancarlo Orrù
Percorrendo l’opera di Giancarlo Orrù, si ha la sensazione di entrare nella materia come l’ape nei pistilli; come il verme bianco nel pecorino.Quasi a mimetizzarsi con gli alberi e le pietre il mescolarsi a talune sue superfici irruenti.
Da qualsiasi parte lo sguardo risulta vivo. Vivo al centro, vivo ai margini, vivo nei risvolti.
La superficie del suoi dipinti è piena di coste, di insenature, di dislivelli, di serpentine intricate che conducono ai vivai.
Ci sono radici, polpe, spine, muffe in un’infinità dello stesso seme. Un seme che diventerà albero, donna, uomo, fisionomia, occhio e sguardo.
II soggetto ha poca importanza nel fecondo repertorio delle sue forme può essere un ricordo, un incidente, un desiderio, una presenza iniziale, una partenza.
È un gioco complesso, bellissimo, di intensità sconvolgente e tragico.
Orrù, che del resto ha alle spalle diversi decenni di attività artistica, ha affinato le sue armi con la continua ricerca, lo studio e l’osservazione con l’occhio attento di chi vive tutto il dramma e le contraddizioni di questa società malata.
E allora si coglie fra le sue drammatiche e patetiche figure, l’immagine stessa del nostro dolore e della nostra speranza. La sua figurazione non è naturalistica, anche se ha con il naturalismo un dialogo serrato che cerca di trasfigurare la realtà, ma senza negarla.
E allora ci si trova immersi in una rappresentazione teatrale dove matrone-vestali, tra approdi e partenze officiano il rito con la madre terra, e piantano semi che in una terra offesa, stuprata, ancora una volta troveranno la forza di germogliare e diventare altro: casa, speranza, sogno…
Si viene catapultati ignari e affascinati nel labirinto dell’esistenza dove nulla è più grandioso delle pietre, quasi a cercare una visione di un posto che non c’è: tra ipotesi, progetti, monumenti, arredi urbani in una visione che abbraccia il sogno e la realtà, il desiderio e la fattibilità.
Potenza evocativa ma non solo.
Ecco allora l’alchimia dell’artista svelare tutta la sua fragranza quando gli oggetti quotidiani si ammassano e affollano lo spazio non più come elementi decorativi ma per svelare lentamente armonie insospettate addirittura dolcissime che si rivelano antidoti alle metafore dolenti e strazianti sulla condizione e sulla prigione mentale dell’uomo moderno.
E sembra un miracolo riconduce il caos ad una forma narrativa che si credeva sperperata da un certo tipo di arte moderna o pseudo tale. Perché Orrù ha conservato lo sguardo e un’anima innocente che si manifesta nei momenti ludici attraverso la manipolazione di materiali plastici, ma anche stoffe, carta, legno, l’intervento del ready made che si trasformano in pentole antropomorfe, statuine, applique da parete, lampadari, quadri, giochi… che pur raggiungendo un altissimo grado di espressione, rivelano soprattutto il suo “IO Bambino” che cerca prepotentemente la sua affermazione, il suo riconoscimento.
La produzione ricca e varia, spazia da uno stile all’altro, da un soggetto all’altro con assoluta facilita di esecuzione e un certo virtuosismo, ma nelle sue opere si coglie una linea unitaria di ricerca pittorica e di assoluta coerenza intellettuale.
L’artista è capace di confrontarsi in modo personalissimo con tutte le tendenze più vivide della pittura e di aggiungere del suo.
La spinta e le suggestioni sono suggerite dagli espressionisti e dall’arte iperrealista, il colore e mutuato e ha preso fuoco da Goya e ancora brucia, ancora riscalda teste e corpi, ancora crea coccarde, rose, bocche, occhi…
Un’animazione continua che vediamo crescere, approfondirsi, ritrarsi, apparirà in una nuova apprensione e costernazione; la visione cha raggruma nell’umiltà per non soccombere al dramma incombente. La materia stessa si è messa a ribollire, a stendersi, a formare nuove espressioni, nuove tensioni; e queste tensioni si sono trasformate in nuove immagini emotive: il grano e lo stesso – quante intemperie e piogge e sole per farlo crescere – ma il pane prodotto da questi lieviti è nuovo.
Sta crescendo ancora.
La sua materia pittorica e la medesima calda materia della vita!