Carminucci Grazia, nata a San Benedetto del Tronto il 9 Giugno del 1951. Sin dalla tenera età manifesta la sua attitudine creativa. Appena adolescente subisce la perdita del padre. Si iscrive all’istituto statale d’arte di fermo conseguendo il diploma nel 1969. Nel 1975 acquisisce l’abilitazione per l’insegnamento di educazione artistica e di storia dell’arte. Inizia la sua sperimentazione pittorica, basata sulla teoria appresa alla scuola del suo insegnante di disegno dal vero Giuseppe Pende.
Dal 1974 al 1977 ha partecipato a concorsi nazionali, classificandosi in più occasioni al primo posto, inoltre ha avuto modo di conoscere personaggi illustri del mondo dell’arte quali registi, attori di teatro, poeti, galleristi, scultori e pittori quali Carlo Levi, Ernesto Treccani, Murer, Tono, Zancanaro, Guerricchio, Gigino Falconi e altri ancora. Nel 1978 si sposa con l’artista Orrù Giancarlo e si dedica interamente alla famiglia. Dopo diversi anni si rimette in gioco dedicandosi alla sua passione primaria quasi a tempo pieno. Successivamente ricopre il ruolo di presidente nell’associazione artistico-culturale ProArte, che le permette di fare opera di sensibilizzazione, animando strade, locali di vario genere per promuovere l’arte e gli artisti locali partecipando ed organizzando varie mostre collettive. Ha allestito una sua mostra nel Maggio 2012 nelle sale espositive di un club esclusivo di Bologna. Nel periodo natalizio 2012-2013 è tra gli allievi dell’Istituto Statale d’Arte “Umberto Preziotti” che dai tempi della fondazione ad oggi sono stati selezionati per partecipare all’esclusiva mostra “officina fermana”.
Nel Giugno del 2014 partecipa al 18° Simposio Internazionale “Scultura viva” Sezione Pittura Murale nell’ambito del MAM di San Benedetto Del Tronto.
Fin dagli anni ’70, subivo il fascino dell’iperrealismo, del surrealismo e del concetto che esse esprimevano. Lo slogan diffuso in quegli anni dagli iperrealisti “vero più del vero”, destava in me grande interesse, sapere che l’atmosfera è colorata e produce secondo la luce riverberi su tutte le cose che osserviamo e non captiamo ad occhio nudo, la necessità di mediare dall’idea all’opera con la fotografia, mi induceva alla sperimentazione. Dalla tecnica al contenuto, trovavo concretezza nell’espressione surreale, dal pensiero al sogno con risvolti psicologici esperienziali. Molto importante nell’evoluzione tecnico-concettuale la conoscenza del computer, l’idea virtuale applicata alla visione extra-razionale delle cose attraverso la realizzazione tecnico-pittorica iperrealista di oggetti e soggetti reali, immessi in contesti surreali dove l’osservazione della realtà si integra all’espressione del sogno e dell’inconscio.